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IL VERO MOTIVO DELLA SCONFITTA DELLA SINISTRA E DI 5 STELLE

Scritto da Sansalvomare

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IL VERO MOTIVO DELLA SCONFITTA DELLA SINISTRA E DI 5 STELLE

La batosta umbra è forte (per quanto non inaspettata per chi scrive) e dunque ha suscitato notevole dibattito tra i perdenti. I quali stanno dicendo di tutto: “non faremo nuove alleanze, menche meno in Emilia; mandiamo a casa il Governo; mandiamo a casa Di Maio; mandiamo a casa Zingaretti, previo altro ulteriore congresso nel Pd; cambiamo ulteriormente la manovra economica; non attacchiamoci tra noi alleati di continuo; ecc…”

Certo, tutto può servire a migliorare l’immagine di una coalizione raffazzonata, che si è messa insieme solo per la paura di perdere le elezioni politiche o per limitare i danni, come auspica Renzi, eleggendo un capo dello Stato non sovranista per essere il contraltare di un Governo Salvini. Cosa mutuata da questo ventennio, in cui la sinistra è stata abile anche perdendo, perché ha saputo piazzare presidenti della Repubblica, col precipuo compito di limitare la premiership di Berlusconi: Scalfaro l’ha fatto con furbizia, Ciampi con dignità, Napolitano con doppiezza, ma danneggiando anche e soprattutto Bersani. Certo è che tutti costoro hanno tenuto a bada il Cav, che, per la verità, era facile tenere a bada, ricattabile com’era, tanto che è stato l’unico caso al mondo che ha votato colui che lo ha defenestrato (Mario Monti, nominato il giorno prima senatore a vita da Napolitano, con lo spread a 500, che fece fuggire Berlusconi di notte…). Purtroppo o per fortuna Salvini non è Berlusconi, ma questa è un’ altra storia. 

Tornando all’ Umbria, sarà pur vero che l’unica regione peninsulare senza mare aveva da tempo virato a destra, però non si può non vedere che Salvini e Meloni avevano già vinto in Abruzzo, Sardegna, Basilicata  e Piemonte, oltre che alle europee e che, alle politiche, tutto il centrosinistra si era fermato al 25%. 

Il problema, dunque, è capire perché esso perde quasi ovunque e perde sia quando sta al Governo che quando sta all’opposizione. Perdeva, nel suo quadriennio, Renzi alleato del nuovo centrodestra. Perde adesso Zingaretti alleato delle 5 Stelle. Aveva perso nel 2013 Bersani, incastrato nella maggioranza ABC, con  Casini ed Alfano,allora ancora braccio destro di Berlusconi. Avevano perso (a ritroso) Veltroni nel 2008  e Rutelli 7 anni prima. Praticamente in 25 anni, la sinistra ha vinto una sola volta con Romano Prodi (nel 1996) e ha pareggiato dieci anni dopo, sempre con lui. Ma almeno in quel ventennio le Amministrazioni locali (comunali, provinciali e regionali) tenevano. 

Sulla base di questa impietosa analisi, che spesso non viene fatta per pura rimozione psicologica, bisogna dedurre che qualcosa di profondo ha portato uno schieramento elettorale di circa il 50% nel ’92 ad arrivare a questi livelli. Cosa è successo ?

E’ successo che l’elettorato di sinistra (comunista, ecologista, radicale, gruppettaro e socialista di sinistra), che era abituato a fare politica ponendosi in antitesi al sistema non ha più riconosciuto i suoi esponenti, che, nel frattempo, si sono fatti sistema, prendendo il posto della Dc non solo nei gangli del potere e della eurocrazia, ma anche nell’immaginario politico collettivo italiano. Oggi chi ricopre ruoli istituzionali nel centrosinistra è visto come una volta venivano visti i democristiani, cioè quelli che si nutrono di consenso grazie prevalentemente al potere e non alla politica movimentista. Diversamente da quelli chi destra (Salvini e Meloni) che pure a potere non scherzano, ma sono visti antisistemici. Del resto il Pci negli anni settanta ed ottanta comandava strutture economiche di altissima potenza (le cooperative) e governava Regioni ricchissime, esprimeva il presidente dell’ Inps (che era della Cgil), eppure nessuno avrebbe equiparato Berlinguer o Lama a personaggi del sistema, inteso in senso spregiativo. A limite potevano essere considerati, come erano, leader del sistema democratico, che era un’ accezione positiva.

Cosa analoga è accaduta alle 5 Stelle. Fino al 4 marzo del 2018 erano visti come antisistemici. Ora sono visti come il sistema. Non solo perché Conte ce la sta mettendo tutta per diventare un Giolitti 3.0 (altro che Andreotti), ma anche perché non c’è un’ intervista di Di Maio in cui non gli stia accanto un ufficiale in divisa, tanto è vero che la Meloni ha agevolmente fatto passare la battuta secondo cui loro più che aprire la scatoletta di tonno sono diventati il tonno. E tutto questo mentre Salvini si mette il costume e va al mare, con il mojto in mano, per dire: io non sono il potere, ma sono uno di voi. Come rovesciare questa brutta immagine di quelli di sinistra, che stanno prendendo pure quelli di 5 Stelle ? Scherzando si potrebbe dire loro: se Salvini si mette il giubbotto del poliziotto, voi mettetevi la tuta dell’ operaio. 

Fuor di metafora, concludo dicendo che la sinistra tornerà al consenso post bellico (di circa un elettore su due, con o senza il fattore K) quando i propri rappresentati la vedranno dalla loro parte:  questo significa che il consenso si conquista non promettendo posti, non sbloccando pratiche, non dai vellutati uffici ministeriali e comunali, non difendendo i privilegi dell’alta burocrazia. I voti popolari torneranno a sinistra quando essa tornerà ad organizzare gli scioperi, le lotte, le petizioni, le cooperative dal basso, trovando il coraggio di aggredire la casta vera, che non è certo quella politica. 

E’ possibile ? Si, perché il Pci dal ’48 al ’89 è arrivato ad oltre il 30% senza avere un ministro. Il Psi di ministri ne ha avuti tanti, ma li ha usati per far approvare lo Statuto dei lavoratori, il divorzio, l’aborto, il diritto di famiglia, la sanità obbligatoria e tutte le Riforme che ancora non si riescono a smantellare. O la sinistra torna popolare oppure lo spazio accanto al popolo lo occuperà Salvini e chiamarlo populista lo avvantaggerà solamente.

Orazio Di Stefano

Commenti   

0 #2 Luciano 2019-11-01 19:47
A me pare (cit. Di Pietro) che non torneranno i voti popolari a sinistra come tu scrivi, ossia, quando essa tornerà ad organizzare gli scioperi, le lotte, le petizioni, le cooperative dal basso, trovando il coraggio di aggredire la casta vera, che non è certo quella politica, perché per come la vedo anche questo è sistema. Occorrono fatti. Quelli che vogliono coloro che votano Salvini. Sentirsi rappresentati e diventano alleati. È solo una mia visione, non un viatico di consigli.
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0 #1 Lucio Sarra 2019-11-01 09:32
Grande.
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