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CRONOLOGIA DI UNA TRADIZIONE

La traslazione delle ossa dei martiri cristiani dalle catacombe romane inizia nel VIII secolo (700 d.C) per riprendere alla metà del 1500 grazie al ritrovamento di una catacomba tra quelle abbandonate.

La traslazione inizia fondamentalmente per mettere in sicurezza le ossa dei martiri dalle invasioni barbariche e dalle infiltrazioni d'acqua.

Naturalmente questa pratica rinvigorisce la fede nelle parrocchie che "adottano" un proprio santo martire. Cosa che ovviamente avviene anche nel feudo abbaziale sansalvese, il cui feudatario pro tempore Luigi Carafa (abate commendatario) "dona" al suo contado le ossa del martire Vitale, facendole arrivare la notte di San Tommaso.

I fedeli attendono davanti alla Chiesa madre e si riscaldano (è il 20 dicembre del 1745, dunque pieno inverno) con l'accensione di un fuoco che, da allora, si è (quasi) sempre ripetuto.

Lo stesso abate, quando arriverà la festa del santo martire in primavera, farà distribuire sagne a tutti i fedeli poveri, facendo nascere anche la tradizione delle sagnitelle. La cui organizzazione, presumibilmente dal
1806, passerà in capo al Comune che aveva sostituito il feudo
per effetto del decreto napoleonico di eversione della feudalità.

Il Comitato feste, a sua volta, inizierà ad organizzare il rituale delle sagnitelle, forse dal secolo scorso, subentrando al Comune.

Per il trasporto delle some saranno usati dapprima i cavalli e quando le famiglie contadine cominceranno a dotarsi di trattori agricoli, saranno usati questi ultimi in sostituzione dei sempre meno numerosi quadrupedi. Più la proprietà fondiaria si parcellizza e più aumentano cavalli/trattori e some donate.

Quando dal mulino "comunale" si passerà ai mulini privati saranno questi ultimi ad ospitare le preparatrici delle sagne. All'inizio di questo secolo, il Comitato sposta la festa delle "sagnitelle" nella centralissima scuola di Via De Vito, la cui palestra è idonea per le preparazioni ed il cui giardino è idoneo per la cottura e la distribuzione. Ma soprattutto la prospicente piazza Artese è idonea per la collocazione della panche e la relativa consumazione delle sagne.

Questa di piazza Artese è una ulteriore evoluzione della tradizione, perché inizia la possibilità di mangiare ai tavoli, diversamente da quanto avveniva ai mulini, dove la gente arrivava con PROPRI piatti, pentole e posate per poter consumare altrove.

Evidentemente la diffusione delle posate usa e getta o delle stesse panche richiudibili ha fatto pensare all'innovazione con le tavolate. Grazie alle quali arriverà un ulteriore innovazione, forse non indotta: il consumo del vino.

Con il consumo del vino arrivano i più giovani e più allegria. Sempre più giovani e sempre più allegria. Quindi gli esercenti pubblici del centro cittadino introducono un ulteriore innovazione: la possibilità di consumare le sagnitelle (sia pure pagando) davanti ai bar, con vino o birra o alcol e con eventuali arrosticini o arrosto di carne. Il tutto accompagnato da musica ballabile.

CONCLUSIONI
Dalle sagnitelle del 1745 offerte dal cardinale Carafa si è arrivati a quel che abbiamo visto l'altro ieri: una festa di giovani che mangiano, bevono, cantano e ballano fino a sera. In 280 anni le innovazioni sono state molte: alcune obbligate come il trasferimento ai mulini privati per la chiusura di quello "pubblico" e l' uso dei trattori per la scomparsa dei cavalli ad uso lavorativo; altre volute dal Comitato come tavoli e sedute in una piazza del centro; altre volute dai privati come l'offerta gastronomico- musicale di quest'anno; altre spontanee ossia nate direttamente dai commensali come gli alcolici durante le consumazioni, ma anche prima e soprattutto dopo.

Gli antropologi ci insegnano che tutte le tradizioni si evolvono e quella delle sagnitelle non fa eccezione. Se poi si vuole capire perché essa nasce per sfamare i poveri di fine settecento ed arriva a come l'abbiamo vista il 18 aprile, allora servono i conoscitori dei fenomeni sociali nel tempo che passa.
Ods

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