
LA MORALE DE LU QUARTE ABBALLE
Lo sviluppo urbano ed urbanistico dopo l'espansione dei borghi murati medievali portava a creare i "quarti" ammande (quartiere di sopra) e abballe (quartiere di sotto).
Le prime e più prestigiose case fuori le mura, spesso gentilizie, erano dei borghesi o dei galantuomini o comunque degli emigrati che avevano fatto fortuna all'estero.
Le case dei "quarti" erano del contado che piano piano si emancipava. A San Salvo un intero "quarto", appartenuto ad un ordine religioso, fu lottizzato e venduto agli ortolani che emigrarono da Vasto all'inizio del secolo scorso. Era "lu quarte abballe" con centinaia di monolocali (6 x 6 mq) ad un piano, abitati dalla numerosa famiglia, dal somaro e da almeno una gallina.

Si trattava di case e famiglie povere che ci sono state fino al boom industriale del secolo scorso e che "gli Amici del sorriso" stanno portando in scena in questi giorni.
Forse per ricordarci come eravamo fino a sessant'anni fa, con l' anziana saggezza, l' astuzia femminile e la semplicità di che aveva ritardi cognitivi affidata alla famiglia.
Ne esce un quadretto divertente e al tempo stesso profondo, con la parte del vecchio saggio affidata al "neofita" Erminio Cardarella, capace di farci ridere, sorridere e riflettere; con due donne di famiglia, Ciccotosto e Di Vito, che sanno essere eleganti e popolane nel contempo; con Mario Torricella in versione femminile "semplice ma non troppo"; con il duo Civitarese - Sebon sempre più affiatato e divertente; con Angelo Di Bartolomeo, Roberto Lamelza e Lara Franceschini che hanno coadiuvato, ma senza stravolgerlo, il collaudato menage familiare.
Ne emerge un vissuto conosciuto e ricordato da chi ha i capelli bianchi, che non viene rimpianto perché si era nella società di sussistenza (quando ancora c'erano gli ingiusti manicomi), ma che era capace di "espellere" gli elementi spuria come lo spacciatore di droga o la figlia che si ricorda della mamma solo per averne l' eredità.
Insomma famiglie povere ma oneste, semplici ma sagge, in cui gli anziani restavano a casa fino all'ultimo giorno, le donne non abortivano ed i disabili intellettivi non venivano bullizzati (se restavano nel quadro familiare in cui ciascuno aveva un ruolo).
Civitarese con "chelle di Lu quarte abballe" ha convalidato la teoria di Erving Goffman, secondo cui, in fondo, le persone sono come attori che gestiscono le impressioni che fanno agli altri (pubblico).
I sette attori hanno abilmente dimostrato che le famiglie povere d'un tempo andato riuscivano a gestire gravidanze indesiderate, strozzinaggio, improvvisa disoccupazione, lasciti di defunti, deficit cognitivi ed imbroglioni di quart'ordine con saggezza e bonomia.
Ods