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CARICHIETI: duro intervento di Ivo Menna

VASTO | In questi giorni si è dato ampio spazio alle tristi vicende della Carichieti e di una inchiesta della Procura della Repubblica di Vasto su ipotesi di truffe verso pensionati e risparmiatori ingannati e raggirati.

E torno volentieri a far sentire la mia opinione su questa oscura vicenda dai contorni segreti ma che hanno origini e cause politiche.

Da attentissimo osservatore quale io sono e fui, da oltre due anni indietro, prendendo spunto dalla mancata erogazione degli stipendi da corrispondere ai lavoratori del Consorzio di bonifica sud da oltre sette mesi da parte della Carichieti, che da remoti anni fungeva da istituto bancario di questo ente strumentale regionale, denunciai in anteprima lo stato di indebitamento e di gravi perdite del patrimonio centenario della Carichieti, accumulato nel tempo. Perdite le cui cause sono imputabili a gestioni allegre e disinvolte dai vari direttori generali e presidenti nominati dalla allora democrazia cristiana, i quali consapevoli del fatto che i soldi non appartenevano a loro stessi ne distribuivano a amici e clienti imprenditori del cemento e delle auto. Insomma milioni di euro regalati senza coperture fideiussorie, soldi dei risparmiatori del territorio che pensavano di avere messo al sicuro risparmi del loro lavoro e che dovevano servire ad aiutare anche eventuali nipoti e figli. E nomi e cognomi altisonanti. Ricordo che ne parlai con Gianluca Castaldi per un intervento parlamentare...ma non ne sortimmo alcun effetto ne’ chiarimento né una denuncia che potesse almeno sibilare alle orecchie dei tanti solerti magistrati. Doveva scoppiare il bubbone, che forse ancora non è scoppiato, mi riferisco ai risparmiatori truffati da inganni e illusioni a proposito delle obbligazioni secondarie acquistate. Ma i veri responsabili della liquefazione di un grande patrimonio, ovvero i tre massimi dirigenti Di Tizio, Di Nisio, Di Fabrizio, Marone …che lo hanno dilapidato dove sono finiti e chi li ha denunciati alla opinione pubblica sui media? Dove alberga la stampa libera che avrebbe dovuto scovare simili figuri? Un vero giornalismo di inchiesta, alla Rizzo e alla Stella del Corriere della Sera avrebbe denunciato e portato alla luce questo disastro, in tempi nei quali potevano essere salvati i risparmiatori, indicando i responsabili del dissesto, e così bloccando la emoraggia del patrimonio Carichieti. Ma cio’ non è stato! Siamo orfani di una informazione libera da ostaggi, lacci e condizionamenti. Sono ritornato altre volte anche in un comizio pubblico sul grave dissesto e truffe e indebitamento dell'istituto dove vennero assunti nel passato presso la direzione di Chieti mogli e figli di procuratori generali, di giudici e vari notabili della borghesia non dimenticando addirittura nipoti di commissari di Bankitalia. Una borghesia improduttiva e cialtrona di questa regione o provincia...uno scandalo accompagnato da massicce dosi di camomilla e che non venne alla luce, perche' tante sono state le resistenze della casta in tutti questi anni di consolidato potere e ricatto, e forse di tangenti. Sappiamo quanti milioni di euro l’ex Di Tizio ha percepito come premio per avere rovinato la Carichieti? Ma questo lampo scoccato di una inchiesta partita da Vasto segnerà un ulteriore insabbiamento nel porto delle nebbie? Noi ci attendiamo una risposta per immaginare una ripresa di una banca del territorio che investa sui settori già abbastanza in crisi come industria, commercio, artigianato, turismo, piccola impresa e cooperative di lavoro.
Sarebbe indispensabile adesso a seguito della apertura di inchiesta che la stampa affrontasse anche con ritardo la cosa e spingendo affinche la Magistratura facesse chiarezza e indicasse le responsabilità e i responsabili. Dalle forze politiche assenti dalla realta' quotidiana e che vivono di parole pronunziate al vento nulla possiamo attenderci.
La scomparsa dei partiti e delle forze politiche non è stata sostituita da una società civile impegnata per difendere civiltà e diritti conquistati duramente e con sacrifici. E anche la lezione di Berlinguer sulla questione morale che denunciava i pericoli per la democrazia nel momento che i partiti occupavano enti, istituzioni, banche, consigli di amministrazione, rai, e altri enti non è stata assolutamente il rovello dei post comunisti compendiata ahimè nella esaltante frase di un noto e attuale dirigente post comunista: Piero Fassino ex ministro, e sindaco attuale di Torino.

Ivo Menna ambientalista storico e coordinatore regionale ONA (osservatorio nazionale amianto)