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Omicidio Vasto

Pietà, solo pietà, per questa tragedia

VASTO | Della tragedia, perché di una tragedia si tratta, gli elementi ci sono tutti. Di tragedia greca, aggiungo, perché nell’assurdità del gesto criminale,

che ha portato un giovane a stroncare la vita di una persona poco più che coetanea per le motivazioni e con le modalità che sono ormai note, si ritrovano tratti comuni alle tormentate e terribili vicende narrate da Sofocle o da Euripide con tutto il loro carico di interrogativi sulla condizione umana.

Come da una di quelle tragedie antiche rimbalza ai tempi nostri la domanda sul mistero di certi avvenimenti che arrivano all’improvviso a sconvolgere la vita di persone normali e con un accanimento che non trova requie se non in un cupio dissolvi e nella morte. In particolare quella, che ne era il leit- motiv, riguardo alla impossibilità di reagire rispetto ad un destino che condiziona le libertà degli uomini rendendoli schiavi delle passioni e di una volontà che travalica le possibilità umane.

Certo, la vicenda di Vasto è di tutt’altra natura e si svolge in tutt’altra epoca per poter incolpare il fato e gli déi di quanto è accaduto, ma fa riflettere amaramente comunque la situazione di due famiglie perbene, anzi di tre famiglie perbene perché nel conto va tenuta anche quella della moglie dell’omicida, che all’improvviso in una sera di prima estate precipitano in un vortice di disperazione e di dolore che tocca l’apice nei quattro colpi di pistola sparati a bruciapelo su un marciapiede di viale Perth.

Nella cultura greca non esisteva il concetto di libero arbitrio introdotto dal Cristianesimo, quello secondo cui l’uomo deve saper discernere tra bene e male per aver diritto di conseguenza al Paradiso o alla dannazione, e quindi non si può ignorare la responsabilità di chi ha deliberatamente e premeditatamente ucciso ed anche i comportamenti colposi di cui era indagato l’altro giovane, ma qualche riflessione, anche a margine della morale corrente e del diritto vigente conviene forse farla.

Potrà servire a guardare questo drammatico, crudele, inaudito episodio con occhi diversi ed a valutarlo con meno acrimonia e con più umanità, con quella pietas che costituiva una volta la caratteristica principale della religiosità occidentale.

Potrà servire ad orientare nella ricerca della verità scoraggiando le spettacolarizzazioni di dubbio gusto e senza riguardo per le persone inventate ad arte da giornali e televisioni; a sconsigliare speculazioni, giudizi avventati e le miserabili tifoserie da anfiteatro gladiatorio cui si sta purtroppo assistendo.

Potrà infine consigliare a chi ne fa un uso abnorme e distorto di adoperare con intelligenza i social network e, tristis in fundo, a scuotere le istituzioni che in questa vicenda avrebbero forse potuto svolgere sin dall’inizio un qualche ruolo.

Peppino Tagliente

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