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Flacco dopo l’assoluzione: “Mai avuto paura della verità” 

«Cosa posso dire? Che siamo due a zero, e non c’è molto altro da aggiungere»: così il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco, risponde a quanti gli hanno chiesto un commento dopo l’assoluzione piena ottenuta al processo che lo vedeva

imputato con l’ex direttrice amministrativa Sabrina Di Pietro. Com’è noto, l’accusa di abuso d’ufficio in concorso era riferita alla nomina di quest’ultima, finita nel mirino perché ritenuta irregolare per mancanza di requisiti.

«Già qualche mese fa si era espressa sullo stesso argomento la Corte dei Conti - aggiunge Flacco - che aveva archiviato il caso, sollevato sempre dal presidente della Commissione regionale di vigilanza, autore anche della denuncia in Procura. Per la magistratura contabile non era stato prodotto alcun danno erariale con la nomina della Di Pietro, così come oggi la stessa non configura alcun reato sotto il profilo penale. Sono sempre stato sereno perché consapevole di aver agito nella legalità e nel rispetto delle regole, ma questa sentenza aggiunge qualcosa in più: la forza che deriva dalla verità accertata. E che mi permette oggi di dire che in realtà un abuso c’è stato, ma di arroganza e malanimo da parte di chi con una violenza inaudita ha infangato quest’Azienda e i suoi rappresentanti. Dipinti come malfattori, bugiardi, indegni del nostro ruolo. Per chi crede nella sacralità della carica pubblica, è uno sfregio, che comunque ferisce credibilità e immagine. Siamo stati fatti a pezzi prima di essere giudicati dalla magistratura ordinaria e condannati anzitempo dalla politica sleale e volgare. La sentenza di ieri, perciò, dissolve le ombre, costruite ad arte, e rimette a posto i pezzi. Rinnovo la mia stima, mai venuta meno, peraltro, a Sabrina Di Pietro, la quale con onestà e passione ha profuso il massimo impegno per la nostra Azienda, che ha voluto preservare dal fango rassegnando le dimissioni. Un gesto nobile, raro di questi tempi. Che fa la differenza tra le persone».

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