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Caporrella: ''Indecente l’attacco alla nuova Osservazione breve di Lanciano a tre giorni dall’inaugurazione''

LANCIANO| «Puntuale, atteso, a orologeria: il velenoso attacco di Nursing Up all’Osservazione breve multidisciplinare dell’Ospedale di Lanciano non sorprende né per i contenuti

né per i toni. Il dubbio era solo quante ore avrebbe atteso prima di fare fuoco su una struttura che dovrebbe essere motivo di orgoglio per gli operatori del ‘Renzetti’ prima ancora che per la città»: usa toni ironici e in apparenza soft Antonio Caporrella, direttore del Pronto Soccorso dell’ospedale di Lanciano e del Dipartimento Emergenza-Urgenza della Asl Lanciano Vasto Chieti, nella replica al sindacato che grida allo scandalo per un servizio ancora chiuso tre giorni dopo essere stato inaugurato.

«È strumentale e faziosa la polemica di chi ci mette sotto accusa perché ci siamo presi ancora qualche giorno di tempo prima di aprire nel solo interesse dei pazienti - si difende Caporrella -: sono in corso piccole rifiniture di tipo tecnico necessarie per lavorare in piena sicurezza, come il miglioramento di alcuni parametri sui monitor di letti di sub-intensiva, le verifiche sull’impianto di ossigeno e altri aspetti simili. Ai pazienti dobbiamo offrire servizi ineccepibili e di livello qualitativo elevato, e puntarci il dito contro solo perché vogliamo fare le cose per bene, a tutela degli utenti, è semplicemente indecente. D’altra parte ognuno è fedele al proprio stile e questo sindacato anche questa volta non si smentisce. Stesso copione quando un anno fa abbiamo inaugurato il Pronto Soccorso, stessa acredine, stesso modo di essere controparte e mai parte di un’ Azienda con cui condividere un percorso».

Ma sul presunto ritardo nell’apertura, interviene anche il Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti: «L’invettiva è fuori luogo - rincara Pasquale Flacco - perché inaugurare una struttura altro non è che condividere con la comunità un risultato, un nuovo inizio che rappresenta sempre una ricchezza. Rientra nella normalità prendersi qualche giorno per organizzare le attività e il personale: il servizio avrà le risorse umane necessarie, reperite grazie a una rimodulazione delle attività del presidio e di altre strutture e all’acquisizione di altre unità che siamo pronti a prendere all’esterno se il personale interno non risulterà sufficiente. I polveroni, quindi, non servono, perché non risolvono i problemi e non avvantaggiano i cittadini. E non fanno bene nemmeno a chi li solleva con una certa regolarità».

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