Editoriali

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Riflessioni dopo l’ incontro di Vasto sullo Ius Soli

VASTO | Se non ho capito male, ascoltando ieri sera a Vasto il deputato Paolo Beni, in Italia ci sono cinque milioni di stranieri con regolare permesso di soggiorno (da non confondere con coloro che stanno entrando illegalmente coi barconi e messi

nei centri di accoglienza). Tra questi cinque milioni ci sono ottocentomila  minorenni, nati in Italia che stanno frequentato e continueranno a frequentare le scuole italiane. I quali al compimento del diciottesimo anno di età (se vogliono e, nella gran parte dei casi lo vogliono) potranno chiedere ed ottenere la cittadinanza italiana, in virtù della legge Martelli, in vigore dal 1992. La proposta di legge sullo ius soli, già approvata alla Camera, se passasse anche in Senato darebbe semplicemente la possibilità ai genitori di questi ragazzi di chiedere, per loro conto quand’ancora sono minorenni, la cittadinanza italiana. E non lo possono fare nemmeno tutti, ma solo il 60%, poiché devono avere la carta di lungo soggiorno europea, requisito ancora più selettivo del permesso di soggiorno (che richiede lavoro, casa adeguata, un determinato reddito ed ovviamente fedina penale immacolata).

Perché, dunque, non si può fare questa legge, che sostanzialmente anticipa ciò che è già previsto in un’altra, in favore di ragazzi che sono il 10% della nostra popolazione scolastica ? Se l’ Italia avesse un altro milione di cittadini italiani, che sono nati qui, parlano benissimo l’ italiano e si sentono italiani, chi ne verrebbe danneggiato ? Nessuno. Ci guadagnerebbe la cosiddetta civiltà giuridica e soprattutto si darebbe un approccio formale identitario alle seconde generazioni di immigrati, che sono i più esposti. Si tenga presente che in Francia coloro che hanno commesso reati gravi di contestazione alla cultura occidentale (anche aderendo all’ Isis) sono state proprio le seconde generazioni. Infatti, queste non hanno l’identità paterna e materna dei Paesi d’origine, che non conoscono, ma non hanno nemmeno compiutamente affermato in loro il senso di appartenenza al suolo patrio su cui sono nati. Concedere questo riconoscimento, che la legge francese peraltro prevede da sempre, può solo contribuire ad integrarli. cosa che deve fare una società moderna, quando ha in seno il 10% della popolazione. Possiamo cacciarli tutti ? Possiamo bloccare le richieste di immigrazioni, dopo che abbiamo riempito il mondo con una popolazione pari a quella residente (per inciso, gli italiani nel mondo sono sessanta milioni) ? No. Possiamo solo integrare. La legge sullo ius soli serve ad integrare maggiormente chi vive qui e morirà qui, chi va a scuola e si comporta bene. Ripeto quanto ho già espresso in altre occasioni. Gli immigrati, regolari ed irregolari, se delinquono devono essere puniti, come gli italiani. Ora, detto tra di noi, che c’entrano loro se noi abbiamo un ordinamento capzioso, lento, alternativamente ipergarantista ed ipergiustizialista, che non riesce a dare certezza delle pena ? Punire i delinquenti, bianchi o neri che siano, è cosa diversa dal riconoscere dei diritti ai cittadini che si comportano bene. Pensare che prima o poi saremo invasi o che rubano e spacciano droga solo gli immigrati è cosa che non risolve il problema, ma anzi lo ingigantisce, perché li spinge in un limbo dove diventano facile preda della criminalità o del fanatismo terroristico ideologico religioso.

Un Governo che ha posto la fiducia sulla legge elettorale (cioè ha costretto i deputati a votare anche controvoglia per non aprire la crisi) allo scopo di avere più deputati, sottraendoli a 5 Stelle (che non fa coalizioni) e ad Mdp (che non potrà concorrere nei collegi uninominali), difficilmente porrà la fiducia su una legge come lo ius soli, che sottrarrebbe ad esso stesso voti e seggi. Ma arriverà il tempo, in cui la coscienza civile del Paese imporrà il cambio anche normativo. La storia ci insegna che sui diritti civili è sempre così. Partono i più sensibili e poi arrivano tutti. La legge sul divorzio nel ’70 sembrava dovesse sfasciare il Paese. Oggi divorziano tutti, anzi principalmente quei moderati benpensanti che la osteggiavano. Altrettanto dicasi per l’aborto e per i matrimoni gay. Il Paese avanza e, prima o poi, si adeguerà pure il suo Parlamento.   

                                                                                                                                                             Ods

 

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